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Come ogni anno l’Istat pubblica i risultati dell’indagine multiscopo annuale “Aspetti della vita
quotidiana”, in cui sono rivolte ai cittadini intervistati tre domande sulla pratica di attività sportive
e fisiche, e come ogni anno “improvvisati” commentatori ci raccontano come la sport sia più
diffuso, esaltandosi per un aumento di un punto percentuale, o meno diffuso, titolando
drammaticamente per un analogo calo, e scoprendo l’acqua calda, ovvero le differenze fra Nord e
Sud, fra maschi e femmine, fra giovani e anziani!
L’analisi dovrebbe essere un poco più articolata e un poco più cauta! Il Dipartimento di Scienze
Statistiche della Sapienza di Roma ha un Osservatorio su queste dinamiche e tiene sotto controllo
dal 1995 i dati delle varie indagini (Istat, Eurobarometro, ma anche di altri enti pubblici e privati),
rileggendoli secondo una chiave di lettura standardizzata proposta dal progetto europeo
COMPASS nel 2002.
Innanzitutto va detto che le domande che l’Istat formula nell’indagine annuale citata sono tre:
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passeggiate di almeno 2 chilometri, nuotare, andare in bicicletta o altro almeno qualche volta
nell'anno?
cui si aggiungono per gli sportivi domande sull’impegno economico per la pratica.
Molto più articolata è l’indagine tematica di approfondimento che è effettuata, sempre dall’Istat,
circa ogni cinque anni (1995, 2000, 2006), che purtroppo non si è svolta nel 2011 e non sappiamo
se si potrà svolgere nel 2012 e che fornisce informazioni sull’effettiva partecipazione sportiva,
ovvero sulla sua quantità, modalità e organizzazione.
Avendo a disposizione solo i quesiti base dell’annuale, la cosa che è più utile è fare un confronto
temporale, ossia l’analisi della serie storica (che inizia dal 1997); a tale proposito, è utile
semplificare la classificazione. L’Istat definisce quattro gruppi: chi pratica sport con continuità; chi
pratica sport in modo saltuario; chi svolge una qualche forma di attività fisica; chi non fa nessuna
di queste attività e, pertanto, può essere definito sedentario. La classificazione che noi
proponiamo è più semplice: gli sportivi, ossia coloro che dichiarano di praticare con continuità uno
sport; gli attivi, ossia coloro che praticano in modo saltuario (che può voler dire anche poche volte
l’anno, quindi mai sommabili ai primi, se si pensa che la pratica di uno sport abbia
necessariamente bisogno di una continuità) e coloro che comunque hanno uno stile di vita attivo
perché praticano un’attività fisica; i sedentari, ossia i non attivi, cui per semplificare si aggiungono
coloro che non rispondono (percentuale in media del 5 per mille), ipotizzando che la mancata
risposta sia dovuta al fatto che non si fa alcuna attività.
Il risultato di questa prima analisi è evidente nel grafico che segue. Proviamo a dare alcune chiavi
di lettura dei tre trend, partendo dai tre fattori chiave che sicuramente hanno influito su queste
dinamiche: quello demografico, quello economico e quello culturale.
Cominciamo dalla spezzata degli sportivi: con qualche oscillazione la tendenza è di una leggera
crescita, avendo ormai stabilmente, se pur di poco, superato la soglia del 20% (mentre prima del
2002 eravamo sotto); questo risultato, che va in controtendenza rispetto alle varie crisi
economiche che si stanno succedendo dall’inizio del nuovo millennio, è spiegabile col fattore
culturale, dato che chi ha scelto una pratica sportiva continuativa la considera una componente
inderogabile del proprio stile di vita ed è disposto a fare sacrifici per perseguire il suo obiettivo. Il
fattore demografico, ovvero il costante invecchiamento della popolazione, se da un lato porta a un
calo della percentuale di sportivi, poiché i tassi di partecipazione diminuiscono al crescere dell’età,
dall’altro vede una ripresa della pratica continuativa nelle età mature e dopo il pensionamento da
parte di generazioni di anziani con una ancor buona qualità della vita, molto tempo libero e un
approccio culturale favorevole ad uno stile di vita sportivo. Non a caso, a fronte di un calo di
sportivi in quasi tutte le fasce d’età dal 2010 al 2011, in quella dai 60 ai 64 anni c’è stato, invece,
un incremento di ben 1 punto percentuale (dal 13,1% al 14,1%)!
Passiamo ora alle spezzate dei sedentari e degli attivi, che sono complementari, data la
stazionarietà degli sportivi: l’onda lunga degli anni ’80 con la sempre maggiore diffusione di stili di
vita attiva sembra essere entrata in crisi all’inizio del nuovo millennio, probabilmente per le
difficoltà economiche legate all’entrata in vigore dell’euro. Da allora il sorpasso dei sedentari sugli
attivi si è consolidato, salvo il caso del 2010, che aveva fatto pensare a una inversione di tendenza.
Anche in questo caso è, probabilmente, il fattore economico ad aver provocato il controsorpasso,
anche perché non si può attribuirne la responsabilità al fattore demografico, visto che i sedentari
aumentano trai giovani e i giovanissimi, in particolare tra i bambini dai 6 ai 10 anni di quasi 2 punti
percentuali (dal 22,4 al 24,3).
Antonio Mussino
Roma 26 gennaio 2012