Sport Sotto L'Assedio    


Il Progetto "SPORT SOTTO L'ASSEDIO" è stato organizzato da numerose Associazioni Sportive e Culturali per promuovere la pratica sportiva come veicolo di comunicazione e supporto educativo dei ragazzi dei territori palestinesi. il programma prevedeva di disputare delle partite di calcio maschili e femminili  nella West bank e all'interno della striscia: a Gaza city,Jericho, Jabalia refugee camp, Khan jounis e Gerusalemme; con l'obiettivo ovviamente di favorire uno scambio culturale, umano e partecipativo, di solidarietà e vicinanza verso il dramma di un intero popolo in lotta. La carovana costituita da circa 50 persone è partita il 31 marzo 2007 da Roma  ed è tornata il 10 aprile.
 
Breve relazione di Tommaso. ripercorrendo la la storia politica (a partire dalle risoluzioni ONU, dalla politica sionista nazionalista e colonialista causa di eccidi e stragi lunghe 60 anni)  che ha portato alla situazione odierna. Infatti l'altro dramma è il nostro, quello della gente che guarda i tg, che viene presa in giro quotidianamente e non sà niente della storia di un popolo sotto occupazione militare, che vive in un lager a cielo aperto, di che cosa sia un muro (una macchina di terrore, un sistema costituito dalla barriera, da reti elettrificate , fossati, fili spinati, sensori.) che modifica il paesaggio di campagne e città fatte di macerie, rendendole spettrali, penalizzando la struttura economica e le relazioni tra i membri della comunità, costringendoli in una morsa di separazione, umiliazioni e violenze e presentata ai nostri occhi come una società immatura in preda a convulsioni terroristiche e aspirazioni estremistiche, criminalizzandone la legittima Resistenza. Che si scontra (in una falsa simmetria)con la quarta potenza militare mondiale in termini di apparato bellico. Il tutto mostrato senza distinguere l'occupante dall'occupato, il forte e il debole, l'oppressore dall'oppresso. E' allucinante la colonizzazione  dello spazio e del tempo, in un gigantesco pacman che distrugge e ingoia, fatto di valichi check point e bypass road,  ore e giorni ad aspettare per andare a lavoro, per vedere un parente, ecc. Un'enorme porzione di vita sottratta ad un intero popolo sfollato e ammassato sotto coprifuoco, in molti casi di 24ore su 24, e che si protrae anche per mesi, su un frastagliato fazzoletto di terra ridotto al 10 per cento di quello che era la Palestina sotto il mandato britannico. Ho tirato fuori dopo molto tempo i miei appunti di viaggio fatti per lo più di dati e cifre sconvolgenti raccolti lungo il viaggio, nel corso dei vari incontri con le Onlus e le ONG anche italiane che operano nella regione e con gli esponenti politici sopratutto del Fronte di Liberazione della Palestina. Andare in Palestina è stata un esperienza importante che mi ha profondamente cambiato, il mio ricordo più bello è una partita di calcio giocata a Gerusalemme su un campo di terra rossa, nel quartiere arabo, su una collina che dominava tutto, mi pareva di aver giocato fino al tramonto invece nelle foto era ancora giorno pieno. Per la cronaca, abbiamo perso 7 a 6 contro i fortissimi amici Palestinesi, è stata una partita incredibilmente vera. Tra qualche mese mi laureo in giurisprudenza, ma da quando sono tornato dalla Palestina ho continuato a dare esami ma non ho più studiato, ho perso le speranze di potere realizzare del bene, attraverso gli strumenti del diritto. Ho conosciuto  le loro poesie e le loro canzoni che esprimono l'attaccamento alla loro terra,  quasi fossero fuori dalla Palestina. C'è una canzone che mi hanno fatto ascoltare alla radio una volta di una cantante libanese, Gulyia Butrus, ho la traduzione in italiano su un libro di poesie arabe:
 
Forse mi ruberai l'ultimo palmo della mia terra,
forse darai la mia giovinezza in pasto alla prigione.
Forse spegnerai la fiamma della mia notte,
forse mi priverai del bacio di mia madre.
Forse ti approfitterai di una distrazione del custode dei miei sogni,
forse priverai i miei figli di un abito nel giorno di festa,
forse erigerai un muro,ed un altro muro, ed un altro ancora,
o nemico del sole! Ma non mercanteggerò!
Fino all'ultima pulsazione delle mie vene.
Resisterò.
 
Tommaso Bortolazzi, per una Palestina Libera.